Oltre lo Schermo: La Psicologia degli Incel tra Isolamento, Misoginia e Cronaca Nera

Il 23 aprile 2018, un furgone a noleggio si scaglia sulla folla a Toronto, uccidendo dieci persone. Poco prima dell’attacco, l’attentatore pubblica un post su Facebook: “La ribellione Incel è già iniziata! […] Salute al supremo gentiluomo Elliot Rodger”. In Italia, nel 2020, il ventunenne Antonio De Marco uccide con 79 coltellate i suoi ex coinquilini a Lecce; i suoi diari, intrisi di solitudine, rabbia verso le donne e frustrazione, rimbalzano rapidamente sui forum online, dove molti utenti si riconoscono nelle sue parole.

Ma chi sono gli “Incel” e cosa scatta nella mente di questi giovani uomini per trasformare il dolore dell’isolamento in cronaca nera? Come psicologi, analizzare questo fenomeno significa immergersi in una complessa rete di fragilità mentale, dinamiche sociali e ideologie radicali nate nel lato più oscuro del web.

Chi sono gli Incel? Il mito della “Blackpill”

Il termine Incel nasce dall’unione di “Involuntary” e “Celibates” (celibi involontari). Oggi identifica una sottocultura online formata prevalentemente da giovani uomini eterosessuali che si sentono cronicamente incapaci di instaurare relazioni romantiche o sessuali.

Il loro mondo si basa su una visione distorta della psicologia evoluzionistica e della società. Credono fermamente nella teoria LMS (Looks, Money, Status): le donne, per natura, sceglierebbero i partner basandosi esclusivamente su aspetto fisico, denaro e status sociale. In questa rigida gerarchia, il 20% degli uomini più attraenti (i cosiddetti “Chad”) monopolizzerebbe l’80% delle donne (le “Stacy”).

Gli Incel sentono di aver “ingoiato la pillola nera” (Blackpill), un’espressione mutuata dal film Matrix che indica l’estrema e nichilista consapevolezza di essere geneticamente inferiori e, dunque, condannati a una vita di solitudine senza possibilità di riscatto. Da qui nasce una misoginia viscerale: le donne non sono viste come individui, ma come carnefici colpevoli di negare loro un diritto naturale.

I Dati Scientifici: Cosa si nasconde dietro la rabbia?

Se la cronaca nera ci restituisce l’immagine del mostro, la ricerca psicologica ci svela un quadro clinico fatto di profonda sofferenza. Uno studio internazionale su larga scala (561 partecipanti) ha rivelato dati allarmanti sulla salute mentale di questo gruppo:

  • Il 39% soffre di depressione moderata o grave.
  • Il 43% mostra sintomi clinici di ansia.
  • Un Incel su cinque (il 21,6%) ha pensieri suicidari quasi ogni giorno.
  • Circa il 30% supera la soglia di screening clinico per i disturbi dello spettro autistico, suggerendo forti difficoltà nelle competenze neurosociali.

Una recente indagine condotta su 800 uomini italiani ha approfondito la struttura psicologica dei tratti Incel, utilizzando la Incel Trait Scale (ITS) validata per il nostro Paese. I ricercatori hanno scoperto che l’adesione a questa ideologia è fortemente predetta da stili di attaccamento insicuro (timoroso, preoccupato ed evitante) e, soprattutto, da un pensiero paranoico.

Il tratto paranoico del risentimento gioca un ruolo chiave: gli Incel tendono ad avere un locus of control esterno. La colpa del loro fallimento non è mai personale, ma della genetica, del femminismo o della società. L’attaccamento evitante, in particolare, si lega a quella che in psicologia viene definita la “rabbia della disperazione”: un’aggressività ostile strettamente connessa all’alienazione e al comportamento antisociale.

Il “Fattore M”: Quando la mascolinità diventa una trappola

Per comprendere appieno la radicalizzazione degli Incel, non possiamo ignorare il ruolo della società e delle aspettative di genere. Gli studi sociologici parlano di “Fattore M” (Mascolinità): gli Incel sono vittime e al contempo carnefici di una mascolinità iper-tradizionale ed essenzialista.

La nostra cultura insegna ai ragazzi che il successo sessuale, la forza e l’autosufficienza sono i pilastri del “vero uomo”. Quando questi giovani si scontrano con il fallimento relazionale, provano una vergogna insopportabile. Per difendersi da questo dolore e mantenere intatta la facciata maschile, l’unica emozione che si concedono di provare è la rabbia. I forum online diventano così delle casse di risonanza (echo chambers) dove trovano validazione sociale, solidarietà fraterna ma anche un incoraggiamento al nichilismo e alla violenza.

Dal Suicidio al Terrorismo: Le due facce della cronaca

L’ideologia Incel giustifica la violenza politica come una sorta di ribellione contro una presunta “ginarchia femminista” oppressiva. Le stragi, come quella di Isla Vista (Elliot Rodger, 2014) o Toronto (Alek Minassian, 2018), sono considerate da alcuni studiosi atti di vero e proprio terrorismo misogino. Circa il 5% degli Incel ritiene che la violenza contro chi causa loro danno sia “spesso” giustificata.

Tuttavia, l’altra tragica faccia della cronaca è la violenza rivolta verso se stessi. Un’analisi su 80 post di suicidio pubblicati su forum Incel ha evidenziato come le loro strategie di coping (come migliorare il proprio aspetto fisico, il looksmaxxing, o rifugiarsi nei videogiochi) falliscano miseramente nel risolvere il vuoto relazionale. Molti si scontrano con un sistema di cura mentale che percepiscono come inefficace o invalidante, sentendosi abbandonati.

Come intervenire?

Etichettare gli Incel semplicemente come “mostri” non aiuta la prevenzione. Chi compie violenza va fermato e condannato, ma come società e come professionisti della salute mentale dobbiamo agire prima che la Blackpill venga ingoiata:

  1. Educazione affettiva: Scardinare gli stereotipi tossici sulla mascolinità e promuovere l’empatia fin dalle scuole.
  2. Accessibilità alle cure: Creare spazi terapeutici trauma-informed in cui i giovani uomini possano esplorare la loro vulnerabilità senza sentirsi giudicati.
  3. Intervenire online: Combattere il bullismo digitale e destrutturare i forum che glorificano suicidio e misantropia, offrendo alternative sane per il bisogno di appartenenza.

La sfida psicologica e sociale è enorme: dobbiamo smettere di ignorare la solitudine maschile, insegnando ai ragazzi che non esistono “Chad” o “Stacy”, ma solo esseri umani con le stesse, profonde, necessità di connessione.

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Bibliografia Scientifica di Riferimento:

  • Daly, S. E., & Laskovtsov, A. (2022). “Goodbye, My Friencels”: An Analysis of Incel Suicide Posts. Qualitative Criminology.
  • Fontanesi, L., Cosi, G., Di Crosta, A., et al. (2022). Involuntary Celibate (Incel): validation of the Incel Trait Scale (ITS) in the Italian male population. Journal of Psychopathology.
  • Fontanesi, L., Marchetti, D., Cosi, G., et al. (2024). What Does It Take to Make an Incel: The Role of Paranoid Thinking, Depression, Anxiety, and Attachment Patterns. Depression and Anxiety.
  • Gojanović, I. (n.d.). Incels, the blackpill and the glorious evolution: an evolutionary psychological perspective. Faculty of Humanities and Social Sciences in Zagreb.
  • Theunert, M. (2024). Il fattore M. Mascolinità e radicalizzazione – Basi di conoscenza per la pratica. männer.ch.
  • Whittaker, J., Costello, W., & Thomas, A. G. (2024). Predicting Harm Among Incels (Involuntary Celibates): The Roles of Mental Health, Ideological Belief and Social Networking. Commission for Countering Extremism, GOV.UK.
  • Zimmerman, S. (2022). The Ideology of Incels: Misogyny and Victimhood as Justification for Political Violence. Terrorism and Political Violence.

Pubblicato da D.ssa Oriana Mariotti

Psicologa iscritta all'Ordine degli Psicologi, Albo degli Psicologi della Liguria.